Dopo l’intensità di Mont-Saint-Michel, ci lasciamo alle spalle la folla e ci dirigiamo verso un luogo completamente diverso: Dinan, uno dei borghi più affascinanti della Bretagna.
Appena arrivati, la sensazione è quella di entrare in un’altra epoca. Le case a graticcio si affacciano su stradine acciottolate che sembrano uscite da un libro illustrato.
Abbiamo parcheggiato il camper presso il campeggio municipale, che era al completo: il gestore, però, ci ha fatto sistemare fuori dalle piazzole, lungo un vialetto del campeggio.
L’atmosfera a Dinan è rilassata, quasi sospesa: niente traffico, niente rumore, solo il suono dei passi sulla pietra e il profumo di crêpes che arriva dalle piccole botteghe.



Il giorno dopo ripartiamo per Perros-Guirec, prendiamo posto presso un camping municipale sul mare, siamo finalmente fuori dal caos turistico.
Una volta posizionati, prendiamo le bici ed esploriamo la zona.
La sera, dal camper, ascoltiamo il suono delle onde e il vento che arriva dall’oceano: difficile immaginare un posto migliore per concludere la giornata.
Il giorno dopo, con un pulmino, raggiungiamo Ploumanac’h, frazione di Perros-Guirec: un vero gioiello della zona, un villaggio di pescatori incastonato tra rocce rosa gigantesche, spesso paragonate a sculture naturali. È stato eletto “villaggio più bello di Francia” nel 2015. Percorriamo un tratto del celebre Sentiero dei Doganieri, un percorso costiero panoramico tra i più belli d’Europa. Camminando lungo questo sentiero, ci si trova circondati da un paesaggio incredibilmente fotogenico: mare turchese, scogli modellati, fari e vegetazione bassa di erica e ginestra.



Il 23 agosto ripartiamo da Perros-Guirec diretti a Concarneau.
Sostiamo per una notte in un’area di sosta alle seguenti coordinate: N 47°51’47.88” W 3°54’19.944”.
La parte storica di Concarneau è davvero affascinante: botteghe artigiane, piccole crêperie e antiche case di pietra raccontano la vita dei pescatori di un tempo. Si visita facilmente in mezza giornata, ma lascia un’impressione autentica e vivace


Il giorno dopo ci spostiamo presso la penisola di Quiberon.
Spiagge dorate, panorami mozzafiato, sentieri perfetti da percorrere in bici e una temperatura ideale: tutto invita a rallentare. Una bella località turistica, forse perché siamo già in bassa stagione, poco affollata. Un posto speciale, il luogo perfetto per concederci una vera vacanza all’interno del viaggio.
Il bello di questa piccola penisola lunga circa 14 km, è che la puoi girare tranquillamente in bici.
Durante la nostra permanenza a Quiberon abbiamo deciso di prendere le bici e dedicare una giornata all’esplorazione della Côte Sauvage, il tratto più selvaggio e affascinante della penisola. Appena usciti dal paese, la strada ha iniziato a seguire le scogliere: da un lato i prati battuti dal vento, dall’altro l’oceano che si infrangeva con forza contro le rocce.
In bicicletta è un’esperienza meravigliosa: il percorso si alterna tra saliscendi dolci ma continui, e punti in cui ci si può fermare per ammirare il panorama o scendere a piedi fino alle scogliere, e infatti abbiamo parcheggiato le bici in un piccolo parcheggio alle seguenti coordinate: 47°30’35.8″N 3°08’57.1″W ed abbiamo proseguito a piedi. Tra i punti più suggestivi ci sono la Pointe du Percho, con la sua antica vedetta in pietra, e Port Blanc, famoso per l’arco naturale scolpito nella roccia.
È un tratto di costa frastagliata e battuta dal vento, dove l’oceano Atlantico mostra tutta la sua forza.




Durante la nostra permanenza nella penisola di Quiberon abbiamo deciso di concederci una piccola deviazione nell’entroterra bretone. Così, una mattina, abbiamo preso il treno, un piccolo convoglio che collega la costa con Auray attraversando campagne, boschi e villaggi addormentati. In meno di un’ora il paesaggio era completamente cambiato.
Appena arrivati, Auray ci ha accolti con un’atmosfera raccolta e autentica. Auray ha due anime: la città alta, con i suoi vicoli lastricati, le botteghe artigiane e la chiesa di Saint-Gildas, dove si respira la vita quotidiana bretone; e la città bassa, che scende verso il porto di Saint-Goustan, il cuore più affascinante del luogo.
Le case a graticcio – le cui facciate pare siano tra le più fotogeniche della Bretagna – si affacciano sull’acqua, il ponte in pietra unisce le due sponde come in una scena d’altri tempi, e i caffè lungo il fiume invitano a sedersi, ordinare una crêpe e semplicemente osservare.
Ci siamo fermati a lungo sul molo, guardando il riflesso delle case colorate nel fiume d’Auray, scattando foto e registrando video. Il porto, un tempo punto di partenza per i marinai e approdo di mercanti, oggi è un luogo silenzioso e pieno di fascino, dove sembra che il tempo scorra più lentamente.




Terminata questa piccola vacanza tra chilometri in bici e giornate di sole in spiaggia, ripartiamo verso Vannes, che dista una cinquantina di chilometri da noi.
Sostiamo presso il Camping Park Vannes, alle seguenti coordinate: N 47°37’58.746” W 2°46’48.3816”. L’area dispone di carico e scarico gratuiti; per accedere è necessario fare una tessera (costo 5 €), caricare poi l’importo desiderato e pagare direttamente con quella.
L’area di sosta è adiacente a un campeggio e la posizione è ottima: proprio di fronte c’è la fermata dell’autobus che porta in centro, ma volendo si può raggiungere la città anche con una comoda pista ciclabile, che in circa 15 minuti conduce al cuore di Vannes.
Vannes si affaccia sul Golfo di Morbihan, uno dei luoghi più suggestivi della Bretagna: un mare interno punteggiato da isolette e riflessi di luce che cambiano durante il giorno.
Appena si entra nel centro storico, ancora in parte circondato dalle antiche mura medievali, si ha l’impressione di tornare indietro nel tempo: vicoli acciottolati, piazze vivaci e case a graticcio dai colori pastello che si affacciano su stradine animate da caffè e botteghe.
Le più belle si trovano tra Place Henri-IV e Place des Lices, dove ogni casa sembra raccontare una storia diversa.
Il porto di Vannes si trova a pochi passi dal centro ed è una delle zone più piacevoli per passeggiare.
Vannes è più grande e animata rispetto ad Auray, ma conserva lo stesso spirito accogliente e quel fascino tipico della Bretagna del sud: elegante, un po’ malinconica e piena di vita allo stesso tempo.







Il viaggio continua. Il giorno dopo, il 31 agosto, salutiamo la Bretagna ed entriamo nella regione della Loira. Attraversiamo il maestoso Ponte di Saint-Nazaire, uno dei ponti strallati più lunghi d’Europa, sospeso tra cielo e acqua sopra l’estuario della Loira.
Ci fermiamo poi presso un piccolo porticciolo, il Port du Bec, sostando in un parcheggio adibito ai camper alle seguenti coordinate: N 46°56’21.4836” W 2°4’24.6”.
A pranzo ci concediamo un piatto di cozze alla brace nel vicino ristorante Le Mord’eau.
Port du Bec è un piccolo porto nella zona del Pays de la Loire: qui le banchine di legno, le barche ormeggiate su pali storti e le vecchie capanne di pescatori creano un paesaggio unico, tanto che viene spesso chiamato “le petit port chinois”, il piccolo porto cinese, per via delle sue strutture su palafitte.
Abbiamo dormito qui con il camper, circondati dal silenzio e dal suono del vento che arrivava dal mare. L’area di sosta è semplice ma tranquilla, perfetta per una notte immersa nella natura.




Nel pomeriggio, per smaltire il pranzo, siamo andati in bici fino alla partenza della strada che porta a Noirmoutier-en-l’Île, il celebre Passage du Gois, percorribile solo durante la bassa marea. È incredibile pensare che poche ore prima quella stessa strada fosse completamente sommersa.
Abbiamo aspettato che l’acqua si ritirasse lentamente, scoprendo pian piano il selciato, i pali di segnalazione e le auto in attesa dall’altra parte. Quando finalmente il mare ha lasciato spazio all’asfalto, la curiosità di attraversare quella lingua di terra sospesa tra acqua e cielo è stata irresistibile.
Questa esperienza fa capire quanto, in viaggio, sia importante adeguarsi ai ritmi della natura: aspettare la marea giusta e lasciare che sia il paesaggio a dettare il tempo del cammino.


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